Mi serviva un posto tutto mio
Mi serviva un posto mio
Per due anni ho scritto solo su LinkedIn. Bene, male, a tratti, non so neanche per quale obiettivo, qualche post da mille impression, qualche altro da cinquecento. Ma sempre lì.
LinkedIn è un posto strano, si sta evolvendo rapidamente ed ultimamente funziona per essere visti, non per essere letti davvero. Ti premia daltronde se posti spesso, se commenti, se fai engagement.
Io non c'ho voglia di starci così dietro, voglio qualcosa che riprenda un pò il ritmo della vita lenta. Non voglio sentirmi penalizzato se sparisco due settimane (anche perchè so già che lo farò).
Non voglio che mi vengano tagliate le frasi lunghe e non voglio consigli per "spezzare i pensieri in più righe per migliorare la leggibilità".
Non me ne fotte niente di queste regole, voglio raccontare la mia storia, così che magari qualcosa torni utile a qualcun'altro.
Le cose che voglio scrivere non funzionano in quel formato. Voglio raccontare come ho costruito Alfatauri studio, come si è evoluta, come è nato Atomspace, come ho creato una clinica Spazio Salute, voglio raccontare del mio primo viaggio con cosmico, ma anche come in 14 giorni ho lanciato lapinto.it con gli strumenti AI che ormai tutti conosciamo.
Voglio anche scendere nel dettaglio tecnico emostrarti perché ho deciso di cambiare il colore della sanità con Spazio Salute. Voglio spiegarti perché a Lamezia "non c'è niente", e quindi c'è Atomspace, o c'era, dipende dai punti di vista.
Voglio anche dirti che due anni fa ho avuto il burnout più grande della mia vita e che è da lì che è ripartito tutto.
E anche che 1 mese fa ho avuto un'altra grande delusione lavorativa, come quelle che si hanno in amore.
Su LinkedIn queste cose le riduco a 1.200 caratteri. Qui no. Qui posso fare tutto quello che mi pare.
Questo Journal è il mio posto. Non un blog editoriale, non una newsletter con cadenza fissa. Più un quaderno: quando succede qualcosa che vale la pena raccontare per esteso, scrivo qui. Quando non succede, non scrivo. Niente growth hacks, niente "5 cose da sapere se sei un designer", ahahahha forse succederà
Cosa ci troverai:
— Storie di prodotti che sto costruendo, Morso, Guidy, Innicchia, e le idee che verranno dopo
— Storie di prodotti che ho costruito (ESGx, SpazioSalute, Atomspace, Guidy e altri che mi verranno in mente.
— Decisioni di brand e di prodotto raccontate dal di dentro: perché ho scelto questo colore, perché ho buttato quel naming.
— Errori, tanti. Soprattutto quelli che pago io.
— Ogni tanto qualche pensiero su come sta cambiando il mestiere del designer in mezzo all'AI.
Non è un journal per imparare cose. È un journal per capire come penso, ho pensato ed agito. Quindi in realtà si potrebbero anche imparare delle cose.
Se ti va di leggere ogni tanto, mi fai felice. Se ti va anche di rispondermi, ti rispondo — il mio contatto è in fondo ad ogni pagina (forse).
Oppure mi scrivi su instagram.
Ci aggiorniamo.
— Andrea
